
La prima cosa che colpisce guardando le opere di Vincent Guillard è la tecnica. Una serie di grandi cerchi colorati che l’occhio distante e disattento può facilmente confondere con bottoni o tappi.
Invece no.
È stratificazione di colore che si addensa, si indurisce e resta impressa, come il tradizionale stile puntinista che si evolve seguendo gli echi contemporanei.
Il titolo dell’evento prende spunto da una affermazione dell’artista ‘Ogni punto che deposito sulla tela è un’unità autonoma, un respiro, una traccia di presenza.’
C’è dello straordinario in questa arte perché ha la possibilità di apparire astratta e figurativa insieme. Nell’osservazione da vicino i punti paiono confondere ed essere privi di forma, piano piano che ci si allontana si assiste quasi ad una magia, si configurano le immagini.
La ripetizione del punto diviene spunto di riflessione per l’artista instradando un dialogo intimo con il tempo, un modo per trasformare la calma dei punti in scansione e luminosità. Man mano che gli strati si sovrappongono, i colori si tessono e si combinano, fino a quando l’immagine si rivela.
Vicino e lontano identificano frammenti e composizioni, incoerenza (vicino) e coerenza (lontano), decostruzione e costruzione, puntinismo e divisionismo, smarrimento e ritrovamento…ma si potrebbe continuare all’infinito in questo dualismo.
La verità è che questa arte apre interrogativi sulla vita e sulla contemporaneità, evidenziando come le piccole cose, insieme, creino armonia e sinergia. Nella digital art si penserebbe alle tecniche della pixel-art, ma qui c’è una materialità diversa, quella del colore puro, che gioca con le sfumature di tonalità per dare profondità e vitalità alla composizione. L’artista riesce a sfruttare il contrasto tra colori caldi e freddi per accentuare le diverse aree del viso, dove, l’uso del rosso/arancio o blu/verde illuminano, diversamente, i volti. Questo contrasto non è solo una scelta estetica, ma anche simbolica, riflettendo un equilibrio tra il caldo e il freddo, l’intensità emotiva e la serenità.
I volti che emergono sembrano esprimere una sorta di introspezione senza enfatizzare i tratti specifici, come la bocca o gli occhi, facendo in modo che la percezione del soggetto sia più sensoriale e interpretativa. La composizione non si limita a riprodurre una figura, ma stimola l’osservatore a decifrare, in modo quasi enigmistico, la relazione tra i singoli elementi che compongono l’immagine. I cerchi, infatti, suggeriscono movimento, energia e un’idea di continuità, come se il volto stesso fosse in uno stato di transizione, rivelando uno spunto di riflessione sulla fluidità dell’identità. Attraverso il dinamismo del colore l’arte di Guillard invita ad una lettura che va oltre la superficie, stimolando una riflessione sulla percezione, sull’interpretazione e sulla molteplicità di significati che ogni dettaglio visivo può suscitare nell’osservatore scomponendo la luce e il colore attraverso la frammentazione del gesto.


