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Quando si cammina, un po’ per fretta e un po’ per abitudine, siamo abituati a guardare tutto frontalmente e così all’improvviso quando si alza lo sguardo tutto sembra diverso. Un palazzo, un albero, il cielo. Guadare dall’alto, poi, diventa spettacolare. I panorami sono strabilianti e le sensazioni uniche. Guardare con una prospettiva diversa, normale ma insolita per il nostro scorrere quotidiano, ci consente di scoprire il mondo, di assaporarlo in un’altra visione. Nella contemporaneità tutto sembra temporaneo, effimero, destinato a non permanere ed è per questo che bisogna sostare, gustare, godere delle bellezze e lasciarsi accarezzare dalle emozioni. Ai nostri occhi si palesano sfaccettature impensabili. ‘Visti dall’alto’ è un progetto espositivo-culturale che ha proprio questo obiettivo: scoprire e sorprendersi davanti ad un’opera d’arte contemporanea. Un percorso fatto di pedane ed opere concepite per terra: le tonalità cambiano, le visioni si possono modificare, le suggestioni restano e si completano di una visione inusuale. Quattro artisti da conoscere dall’alto: Daniela Baldo, Dario Manco; Irene Passerini e Antonella Tolve. Non ha schemi preordinati e predefiniti Daniela Baldo, si muove con sapiente maestria tra cromatismi e graduali tonalità spaziando con disinvoltura tra i vari generi artistici. Partendo dal figurativo, si libera nell’informale, approfondisce il concettuale a poi torna al figurativo. E’ vibrante la sua evoluzione artistica. Ama la sperimentazione come solo i grandi artisti sanno fare. Un’innata capacità le consente di raggiungere sorprendenti risultati estetici che con la combinazione dei più disparati materiali e tecniche la rendono artisticamente talentuosa ed interessante. Il suo percorso artistico è fatto di rilassamenti e veemenze che si alternano, si rincorrono e si distendono nuovamente. La sua ultima produzione è un po’ insolita, combinazione perfetta di tutto il percorso compiuto sin qui. La figurazione collima con l’informale e i suoi corpi si completano in un’antitesi, ‘un’astrazione delineata’, corpi di fumo in distese di acrilico. Il tema sembra divenire quello dell’essere umano impercettibile, precario e di un inconscio che si colora della sua tensione emozionale. I corpi e le folle tracciate si innestano in campi ‘monotonali’, bianchi, azzurri e rossi resi con la gestualità composita del pennello e della spatola. La conoscenza della sua pittura le permette di assaporare l’energia e la delicatezza di ciascuna materia che sintetizza in un scritto artistico- pittorico ove esprime tutta la sua carica. Le sensazioni provate si trasformano e trovano la propria corrispondenza in un dato visivo e cromatico, una sinestesia coinvolgente alla cui visione non si può restare indifferenti. Opere che sono e creano una commistione sensoriale inaspettata. Di tendenza materica Dario Manco affronta una ricerca segnica attraverso tracce lasciate sul supporto simili a dolenti ferite di bruciatura su una pelle levigata e nivea. Manco dipinge con gli strappi e le cuciture che solo ad un occhio attento appaiono, poiché le tracce segnanti di diverse forme geometriche compongono un’unica rappresentazione e diventano atomo in una vastità di purezza ed eleganza minimalista. Affidando valore espressivo ed estetico all’intera opera, l’artista pone attenzione ad alcuni elementi che potrei definire ‘accademci’, come l’equilibrio di tutto ciò che viene inserito nell’opera d’arte e come la calibrazione dei raffinatissimi accostamenti cromatici tra cui, il più tipico, quello del bianco e marrone che contribuiscono ad identificare un risultato finale assolutamente omogeneo e bilanciato. In opposizione ad una tradizione pittorica troppo irrigidita su schemi razionali, Manco propone un’arte libera e spontanea sebbene inquadrata in rigorosi ricorsi a linee; sposando l’idea di progettare a priori la composizione, l’artista delibera di inquadrare la composizione quando si pone ‘oltre un muro’ che è poi titolo della sua ricerca, ma è anche volontà di andare oltre tratteggi consueti che si esprimono con forme lineari o ellittiche. Superando la poetica del muro, pertanto superando il forte valore affidato alla materia, Manco dimostra come assottiliare l’espressione a pochi colori e scarsissimi gesti evochi forti sensazioni. I segni presenti in ogni dipinto sono come impronte, tracce decise che rimandano al processo creativo: line definite che sprofondano nel cuore come impronte lasciate dall’artista nella crosta di fondo dell’opera; è un cratere creativo ogni opera di Mnaco che consente di superare la banalità della produzione pittorica elevandosi a identificare grandi opere d’arte contemporanea. Osservando le opere dell’artista Passerini, non si può fare a meno di notare i netti contrasti che le pervadono. Una tecnica materica, che fuoriesce dall’opera. Ruvidità sulle tele che attirano lo sguardo e spingono a toccare per sentirne la consistenza. Una forza ancestrale che si rianima. Ma quanta leggerezza e profondità, donate, l’una, dall’utilizzo di carta pesta e l’altra dall’impiego del dripping, che con colori intensi e forti, danno lo spessore di un mondo fantastico. Inutile cercare nelle opere dei punti di riferimento precisi. Le forme sinuose e accoglienti fanno da apripista ad un viaggio fantastico. In luoghi senza tempo e senza spazio. Infiniti come i titoli ci suggeriscono. Terre, Oceano, Ordine e Caos, per arrivare a Giochi e sogni. A primo impatto, la visione dà vertigini e induce a resistere e indietreggiare, ma poi, come ipnotizzati, si entra in simbiosi con l’opera e tutto intorno scompare. Per rimanere soli con se stessi. Una mano attenta mescola colori e tecniche per darci una
libertà persa a causa di una vita frenetica e assordante. Attraverso la semplicità di gesti comuni ed intimi, la delicatezza di una segnica elementare ma geniale e l’elevatezza di una tecnica prettamente tecnologica e, per questo, altamente contemporanea, Antonella Tolve elabora ‘un’arte differente’. Utilizzando la pittografia non rielabora o moltiplica immagini pre-esistenti, ma energizza la propria mente per creare ex novo opere d’arte contemporanea innovative e raffinate nella semplicità dei tratti. Un pittogramma rappresenta un oggetto o in alcuni casi un'idea elementare e la pittografia è all’origine della scrittura attraverso disegni convenzionali e stilizzati; i pittogrammi più noti al pubblico sono i segnali stradali, forme essenziali e semplici che hanno la preziosità di poter essere utilizzati per esprimere comunicazioni che possono essere comprese anche da popoli che parlano lingue diverse e che abitano in ogni dove. Raggiungendo l’obiettivo della ‘comprensiblità’ la Tolve rappresenta atteggiamenti intimi per nulla volgari che infondono affettuosità e tenerezza. Senza alcun indice logico, ma come la produzione di bambini e degli alienati l’artista è affascinata dalla grandiosità di realizzare opere d’arte attraverso i mezzi contemporanei poiché non bisogna andar lontano per cercare la rarità, basta guardarsi attorno perché ogni cosa nasconde meraviglie inaspettate, anche l’uomo con i suoi mezzi comuni e quotidiani, come il computer della Tolve che crea autentiche grandi mutazioni. Esaltando la potenzialità estetica dei linguaggi primitivi e infantili si riconosce in quest’arte originale l’essenza primordiale dell’espressione umana che ha validità al di là di qualsiasi ideologia ed epoca. Al pari di come farebbe un bambino, nel ciclo di tre opere, sono rappresentati soggetti estremamente semplificati su un fondo senza prospettiva dove le forme dell’uomo sono tradotte secondo un’idea squadrata e amabile che ha la preziosità di trovare posto tra i capolavori contemporanei. |
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