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Diafana, scura, stanca, sensuale, sempre sincera nella sua nudità, cronaca silenziosa della corporeità, vellutata o rugosa. Skin. Cinque artisti in un unico percorso che è pelle, corpo che si genera, si rigenera e si fa pellicola di noi stessi, profondità che ci racchiude. A commentarla e definirla gli scatti di quattro fotografi, ad interpretarla nella sua essenza una installazione. Perché la pelle non tradisce nelle epifanie ed eternità, è trasparente nel manifestarsi, nelle percezioni e nelle reazioni, esiliata a mera narrazione di sé, esaltata a racconto di commozioni pure. Mani, piedi, volti, gambe. Ora elementi di un unico corpo, ora dettagli di tanti altri. E si incontra la nudità corporea di Paula França, sensuale e mai volgare nei suoi racconti. Particolari descritti in una resa finale delicata ed ombrata. Lo sguardo viene rapito e si perde in un’atmosfera sospesa, trasparente ed irreale perché sono momenti intimi e personali, dettagli rubati al quotidiano di ciascuno, affidati ad una fotografia pacata e tenue. Ore novellate nel continuo scorrere alternativamente dinamico e statico. Pelle vibrante nel riposo, velluto per chi si lascia accarezzare da attraenti immaginazioni e da solitudini svelate,attimi che si proiettano lontano, in una casa, su di un letto, e vagano nei sogni e nei pensieri altrui. Bianchi e neri, giochi di luce e supporti quasi impalpabili a rendere un corpo ed una pelle ancora corpo. Enrico Grassi è lo scrittore del vissuto di cui la pelle è sincera interprete. I suoi lavori sono volti e piedi meravigliosi, fieri nella stanchezza, sorridenti nella povertà. La pelle, con lui, è scorcio di vita, è nuda senza vergogna, si manifesta ai nostri occhi in uno sguardo, in un corpo rivelato con la delicatezza di chi ammira e la coscienza di chi comprende. Sono scatti che racchiudono un brivido capace di emozionare i nostri sensi e di lasciare un insegnamento, un monito, perché espressione limpida della giornaliera e faticosa conquista del mondo. Un sorriso, una ruga, sono, con lui, purezza e ricchezza essenziale della vita vera. E’ battito, la pelle, ritmo che scorre sopra e sotto le vene, diritto inviolabile dell’uomo, vita. ‘Se un esilio si può provare, allora quello è nella pelle’ suggerirebbe Erri de Luca. Allora l’esilio diviene silenzio, mancanza di identità, pelle-non pelle, corpo–non corpo. Mutilato, silenzioso, come un manichino. Questa è la disarmante installazione di manichini doloranti proposta da Rugggiero Spadaro che, reduce da una straordinaria esposizione a Strasburgo, approda al concetto di pelle concependola nella sua profondità. Vestiti, dipinti o completamente bianchi, i suoi uomini sono alla ricerca di un’identità di un’idea che li restituisca alla vita. Immobili, rivivono solo con l’arte, nell’arte, nei pensieri, nelle apparenze lasciando travisare abbagli in speranze. E ancora. Arianna Rizzitelli si concentra su un corpo che, costretto, rinchiuso, comunica la volontà di liberarsi. L’arte per lei è una seconda pelle. I suoi scatti si impreziosiscono di frammenti in più, di piccolezze che nell’essenzialità dei supporti creano un connubio che è celebrazione di arte sentita in una percezione sublime e pura. Parole adagiate scorrono sulla pelle, l’avvolgono dolcemente in un gioco linguistico che è fluido continuo, disinibito e incontrollato, completamento della propria essenza. Quella delineata dalla Rizzitelli è pelle rigenerata nella sua vitalità,raccontata nell’energia di un corpo anelante alla libertà. Tra la danza e il corpo. Attingendo da questo e da quest’altra Marilisa Mele narra la pelle, racconto di una storia che è danza. Il suo obiettivo ferma e dettaglia un corpo sintesi di ritmo, di tempo e respiro. E’ pelle che parla silenziosamente, perché non servono parole, con la gestualità armonica di una danza velata sciolta in un movimento continuo, fermata nell’eternità del suo scorrere. Corpi volteggianti si uniscono liberi nelle proprie alterità, si trasportano insieme in un unico spazio, si comunicano profondamente in un unico afflato.
Solo Skin:perché come affermava Paul Valéry “Quel che c'è di più profondo nell'uomo è la pelle”. |
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