|
|
||||||
|
Quando si parla di astrazione spesso si pensa ad una gestualità avulsa dai canoni consueti accessibili dell’arte figurativa, dover i gesti sono scattanti e le pennellate dinamiche. Quando si osserva la pittura figurativa spesso si assiste a scene quotidiane o figurazioni iperrealistiche traccia del presente, con le sue problematiche e le sue preziosità. Se i segni definiscono l’astrazione e le immagini si estrapolano dai canoni convenzionali nasce un esposizione in cui l’astrazione è comprensibile abbandonando il retorico appellativo di ‘indecifrabile’ e la figurazione stimola l’osservatore da ogni punto di vista. Così nasce ‘Con un segno tra le immagini’, esposizione con Adolfo De Turris, Stefano Faccini, Danilo Martinis, Donatella Violi che sono i primi attori di una magica messa in scena. Adolfo De Turris supera la vecchia scelta figurativa per affrontare quella astrattista con energia ed entusiasmo. Individua spazi di colori che sono come estensioni, spesso di colore tenue, per nascondere personaggi, ricordi, pensieri, paure creando tanti piccoli riquadri di colore senza sfociare mai nello spazio di accanto. Per De Turris la pittura è un mondo meraviglioso in cui trascorrere parte del proprio tempo, sempre in bilico tra la paura di fare un passo in più e la voglia di tornare indietro; la sua astrazione risente della trascorsa figurazione individuando, sempre, facili identificazioni realistiche ed umane in ogni riquadro artistico. Con sobri toni De Turris scioglie le forme rigide delle sue idee conquistando una libertà che gli appartiene solo idealmente poiché la pratica artistica è sempre metodica ma elevata e acutissima. Le immagini dei suoi riquadri d’arte sono il corrispettivo poetico della realtà e racchiudono il cuore e la mente delle cose. Ogni opera ha l’espresso desiderio di restare a metà tra figurazione e astrazione e lo sviluppo delle linee insieme alla sostanza del colore creano un mondo che non è altro che il mondo della memoria. Per questo, il suo essere e la sua pittura sono continuamente oscillanti in una domanda: può una forma pittorica includere la leggerezza, il respiro, un ricordo e il balzo improvviso della memoria? Stefano Faccini esprime con la scultura lo sgomento, la derisione, lo sfogo di ogni giorno. Il marmo pare cera molle tra le sue mani al punto di riuscire, con grande fatica, a realizzare piccole sculture. Identificando maschere di volti femminili e maschili, ingigantiti, a volte poco chiari, l’artista crea una vera installazione poiché ad ogni volto affida una delucidazione che incuriosisce l’osservatore e lo intriga. Danilo
Martinis ha la sorprendente abilità di destreggiarsi tra svariate
ricerche sempre tutte differenti, passando dalla figurazione all’astrazione con
elevata maestria. L’astrazione serba il peso di una materia sovraccaricante, ‘stones’
appunto, che rende ogni opera ispessita della genialità dell’autore unitamente
alla destrezza della mano. Opere con bottoni, rimasugli quasi introvabili di
vecchi divani di pelle, come non potrebbe chiamarsi acutezza un’arte come
questa intrisa anche di ricercatezza nei toni e classe dell’inquadratura delle
forme? Ma la figurazione raggiunge l’acume nella ricerca ‘square’ in cui, come
il termine inglese esprime, ogni donna è realizzata da riquadri di colori
alterni nei toni più disparati. Un’arte molto vicina al design che serba una
distinzione cardinale: la rarità di addentrarsi nell’animo dell’osservatore con
gli occhi delle sue donne. Ma l’arte di Martinis detiene un primato rilevante: la ricercatezza degli accenti
cromatici e la preziosità di ingegnarsi con acutezza. Donatella
Violi predilige la forma astrattista per dire di sé attraverso i
toni. Forme che si palesano tra tranci di toni ora solari ora cupi, ma sempre
intensi. Una eleganza rara e di difficile imitazione consente all’artista di
inserirsi in forma unica e preponderante nel folgorante mondo contemporaneo.
Segni incisivi consentono l’interpretazione figurativa dell’opera e si palesano
senza esuberanza, con leggiadria. Prediligendo la dilatazione della misura
delle tele si assiste ad una conseguente accentuazione della percezione
spaziale di alcune opere e ad una ambientazione delle stesse diversa: ed ecco
che incantevoli paesaggi si srotolano in grandi formati grazie ad accostamenti
ricolmi di energia. Maestra nel colore e nella luce riesce a conferire alla
superficie pittorica un volume ed una espressività che sono l’elemento
cardinale della sua arte. Inconsapevole di creare piccoli importanti opere
d’arte contemporanee, l’artista intreccia luce e forma con singolarità
eccezionale e incantevole attuando accordi cromatici di grande fascino che
appaiono come tesserine di colore che si affiancano e si sovrappongono
azionando la fantasia dell’osservatore.
Anna Soricaro. |
||||||
|
|
|
|
|
|
||