Continua il ciclo delle esposizioni dedicate alla musica e persegue attraverso una produzione ben poco dettata da una gestualità rapida, non calcolata, come spesso avviene nella creazione di opere scandite dai ritmi musicali. Al contrario, ‘Con il rigore del cuore’ è una esposizione dedicata alla musicalità, quella soave e leggiadra che le opere riescono a trasmettere. Accolti dai toni e dalla musica di sottofondo, l’osservatore si ferma a comprendere i protagonisti palesati e sottesi chiusi in ogni opera. Le esagerazioni umane e le distorsioni di Stefano Galli, il rigore puntiglioso delle linee di Stefano Buratto e la grandiosità cromatica dallo spessore quasi materico di Donatella Violi  valicano confini reali e ideali, attraverso una figurazione ora palesata  ora nascosta: un’esposizione in cui la diversità è l’elemento cardinale, una figurazione alternativa,che mai espressamente è tale, distorta, rinchiusa, velata.

Spesso si dice che cuore e mente non possano andar d’accordo, l’uno istintivo e l’altro calibrato, eppure con la musica ogni divario viene superato.

Stefano Buratto impronta la produzione artistica sulla propria indole. Si assiste, così, a rese finali precise e puntigliose, inquadrate in geometrie dai toni mai fervidi, in cui città, palazzi sono asserragliati da bande di colore nero, rinchiuse sul fondo dal rigore di un ordine estremo. Un’attenzione maniacale per il particolare determina opere inquadrate in linee rette o circolari: non solo astrazione ma anche figurazione dove le linee tonde divengono una luna che brilla a ciel sereno e le linee rette incastrano e identificano palazzi e case.  Un iter articolato quello di Buratto, in cui partendo da una gestualità in cui il colore faceva da protagonista, si dirige verso un continuo perfezionamento che lo porta ad esprimersi con il rigore di ogni giorno, sperimentando nuove tecniche. Trovando il proprio iter nell’esattezza delle linee, in realtà l’artista ritrova se stesso e la sua diligenza insita in ogni opera, per questo la gestualità del primo periodo non gli apparteneva, per questo giunge a dipingere quasi con la logica del calcolo. La prospettiva determina la nascita di una nuova produzione, di una nuova opera d’arte che viene, inevitabilmente, adattata alla sua individualità. Cercando sempre di evolversi con il fine di progredire, procede senza sapere dove arrivare finchè non approda al punto giusto, solo lì termina la sua creazione di un’opera d’arte. Alla continua ricerca di qualcosa di nuovo, in continuo aggiornamento e miglioramento considera la pulizia e la geometria la carnalità della sua produzione e con le sue opere si è posti di fronte a un bivio: sperimentazione matematica o arte  dell’architettura?

Stefano Galli è influenzato dalle esperienze di ogni giorno: viaggi,  incontri  di lavoro, momenti di relax, pranzi, colazioni fungono da spunto per la creazione artistica; ed ecco un viaggio a Napoli che viene distorto in forma concava o convessa, oppure un viaggio in Africa dilatato in ogni dove, o ancora una mattina di noia esasperata dal luogo e dalla monotonia che si distorce. Un’arte in continua sperimentazione e approfondimento, dato che Galli persegue sempre l’intento di cercare qualcosa che non è ancora riuscito a trovare. Ingegnere, disegnatore, da sempre serba la passione per il disegno e il fumetto: ed è proprio da un giornalino che emergono i suoi personaggi ingigantiti nelle loro azioni e posizioni, inseriti in location esterne o interne, sempre irregolari, quasi distorti e avulsi dalla realtà, sebbene sia proprio la quotidianità ad averli creati. Figlie di ogni giorno, le opere d’arte di Galli appaiono create da una mano sognante, avulsa dai contesti urbani e la grandezza dell’artista sta proprio in questo: nel plasmare piccoli capolavori di una quotidianità intensificata e ingigantita, quella dalla quale facilmente si scapperebbe. Esasperato dalla figurazione consueta, dilata i protagonisti come risultato di vettori che unendosi creano componenti sempre diverse, dove anche la profondità viene accresciuta esageratamente. La compiutezza dell’opera si attua solo dopo la deformazione e distorsione dell’intera scena: un’arte innovativa, aggraziata e raffinata con pochi paragoni contemporanei.

Donatella Violi maestra nel colore e nella luce, attraverso larghe bande conferisce alla superficie pittorica una inquadratura paesaggistica sempre diversa affidando volume ed espressività che sono, poi, il segno distintivo della sua opera. Le cromie utilizzate fatte di colori primari e non solo, sempre vivaci e brillanti, esprimono una solarità e positività come un’esplosione di colore che parte da un punto per propagarsi ed espandersi nel resto della tela.

 

 

Anna Soricaro

stefano buratto - particolare

stefano galli

donatella violi

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