Ancora un’esposizione dedicata alla musica presso il Centro Culturale Zerouno, ancora un raffronto antico espresso con figurazione ed astrazione accompagnato da note jazz.

La musica si esprime nelle forme più disparate e con i mezzi più insoliti esattamente come l’arte contemporanea; sempre diversa la musica allieta, richiama alla mente, emoziona mentre l’astrazione  o la figurazione sono il risultato delle emozioni e delle memorie suscitate dalla musica. Mentre si dipinge si ascolta musica o, a volte, la musicalità è creata dalla gestualità sempre diversa dell’opera: a questa dicotomia si lega ‘Nel silenzio di una meditazione’, esposizione in cui la diversità è il filo rosso e il silenzio con una lunga e profonda meditazione sono obbligatori. Le note jazz saranno le protagoniste insieme a gestualità tanto diverse in cui stare a guardare un po’ più a lungo per scorgere, scrutare e scoprire i tratti e i sensi celati.

Alessandro Cinardo dà vita alla figurazione per approfondire la sua constante ricerca sull’uomo. Una trattazione che è sempre diversa, ora leggiadra dai tratti esili ora marcata e pressata sino a ispessirsi di materia. Ispirato dalla vita quotidiana e dall’uomo che la abita, Cinardo diviene osservatore e ritrattista del mondo senza banalità rappresentativa, introducendo sensi e definizioni sottese. Attraverso una rappresentazione di ulivi che intreccia e stringe si assiste ad una ‘alchimica visione’ che diviene avvolgente modo di stare a guardare scrutando le nervature dell’albero. Sempre verde e molto alto, l‘ulivo  ha un tronco spesso, contorto e screpolato e proprio per le sue antiche origini diviene, in questa esposizione, il protagonista cardinale di una rappresentazione elevata e pregevole poichè le nervature dell’albero sono le difficoltà che ogni uomo conosce, segno della complessità del viver: tutto questo crea ‘l’alchimica visione’ che introduce l’ooservatore a ritrovarsi, ricordare, comprendere. Un’arte sottile e acuta, raffinata e pregiata, accorta ed accurata dove il blu, la costante di ogni opera, è per Cinardo l’io più profondo in cui perdersi e trovarsi.

Dannie Praed parte da motivi ispiratori sempre diversi per realizzare una figurazione accurata in ogni dettaglio, dalle figure al fondo, ricolma di tratteggi ed intrisa di colori sempre ardenti. Non ispirata da un elemento scatenante, l’artista crea per impulso, spinta dalla volontà di dover adagiare i colori sul supporto, ascoltando l’io interiore: nascono, così, realtà ed identità sempre diverse, ricolme di sensi e significati che vanno ben oltre la mera rappresentazione visibile. Temi disparati sempre diversi che si esprimono con donne e spazi che le contengono; un’arte in continua trasformazione che sperimenta senza sosta  nuovi procedimenti. Un’arte che diviene liberazione, sfogo perché ogni supporto è fondo di un universo interiore ricolmo di ricordi, sensazioni, immagini in cui metter fuori quello che si ha dentro.  Risultato di foto, viaggi, reminiscenze, emozioni, l’arte di Dannie Praed non ha vincoli o costrizioni, continuamente orientata alla ricerca, sempre diversa, sempre perfezionista.

Loredana Romero è mano che, per esperienza e saggezza, sa snodarsi tra colori, materia, parole ma è, soprattutto, mente che sa creare solo se le sensazioni prendono il sopravvento e creano il ‘momento giusto’. Continuamente districata tra astrazione e figurazione, si evolve continuamente sperimentando nuovi colori e nuove forme detenendo sempre la grazia dell’impostazione e la leggiadria dell’impatto finale. Con la sperimentazione del bianco segna una tappa importante nella sua creazione poiché legata visceralmente al blu si orienta tra marroni e neri in cui i testi si perdono riuscendo ad essere sempre incomprensibili e sempre magici per questo. Un’arte avulsa dalla consuetudine contemporanea che impone una permanenza assoluta nella storia dell’arte per ricercatezza e classe.

Silvia Senna predilige la linearità, semplicità, purezza del tratto per esprimersi con colori soavi e leggiadri. L’essenzialità dell’immagine è una prerogativa cardinale per la creazione di un’opera d’arte, poiché l’essenzialità è l’unica che le consenta l’espressione piena e concreta e, ad essa, si accosta il colore che è sempre istintivo e genuino. Poi, quando tutto è terminato, quando la semplicità e il temperamento hanno avuto la loro massima espressione giunge l’osservazione, la magia più grande dello stare a guardare per coglierne dettagli, imperfezioni, soluzioni, sensazioni, emozioni e lasciarsi guidare dai pensieri che, inevitabili, ne scaturiscono. Ad una linea essenziale si affiancano, quasi naturalmente, colori che solo apparentemente sono freddi ma che, addensati insieme agli stucchi, rendono le opere condensate, coagulate, affidando loro quella tattilità che intriga l’osservatore a comprendere, studiare il dettaglio. Un’arte ricercata in cui perdersi a comprendere il perché dell’esilità del tratto si accosti alla corposità della materia, ma la grandezza sta proprio in quello: nel sapere creare, in un’unica opera d’arte, la grandiosità di un essere sfaccettato, polivalente, mai uguale e per questo grandioso e imponente.

 

Anna Soricaro

alessandro cinardo - particolare

dannie praed - particolare

loredana romero

silvia senna - particolare

condividi su facebook