_liberarte
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Spesso mi guardo attorno ed ancora più spesso mi fermo a pensare e mi accorgo che viviamo costretti in un mondo di regole, gran parte delle cose sono codificate in standard, campioni qualitativi sempre meno. Abbigliamento, stile di vita, opinioni, disegn, moda e, in particolare, televisione burattinano parte di noi e circondano le nostre quotidianità di stereotipi e modelli prestampati. Nell’arte? Dopo un secolo di ricerche, indagini, sperimentazioni in cui qualcosa è stata creato ad arte forse per il solo gusto di sorprendere, cosa si realizza? Liberarte: scuotersi dalle
regole, liberarsi dai contorni. Le opere dei vari artisti nascono da un individualismo esasperato, accentuato dalla voglia di distinguersi, una volta per sempre. L’universo d’immagine sedimentato nella sua interiorità fantastica emerge nella materialità pittorica di Coral Torrents, monocromie solcate da tracce di confine tra il mondo sensibile e la trascendenza di un ‘oltre’ senza luogo e senza tempo’ riconosciuto da Romano Perugini, professore dell’Accademia di Brera. Un altrove, lontano, ma vicino nella tangibilità materia che contraddistingue ogni lavoro consentendo alla fantasia di vagare per ogni dove. L’arte concettuale di Marko Vojnic Gin gli consente un lento e graduale avvicinamento alla gente, al pubblico. Una voglia di urlare attenzione, piuttosto, mossi anche dall’esigenza di rendere pubblico e mostrare, soprattutto, il suo punto di vista parlando del no-global, dell’anti capitalismo, strillando contro ogni forma di razzismo. In realtà Marko mette in primo piano l’individualismo di ognuno di noi e ‘prova a cambiare la gente non la cultura’, ecco perché a Zagabria, nella sua città, espone le proprie opere attaccandole sopra i manifesti pubblicitari della città e proclama l’attivismo. Quando si parla di libertà nell’arte non si può escludere la digital art o computer art che con le sue forme d'arte immagazzinate su un computer in forma digitale determina soluzioni maestose e prestigiose come quelle di Elio pastore. L’uomo di oggi si avvale quotidianamente della scienza tecnologica, con la scelta dell’arte frattale di Pastore si intende ricreare uno spazio interamente dedicato all’uomo, al fine di consentirgli di recepire correttamente la progressiva integrazione della tecnologia nell’opera d’arte: mezzo per favorire l’instaurarsi di nuovi processi comunicativi e culturali. L’esposizione diviene uno strumento con il quale lanciare un messaggio: l’arte digitale, prima che una interazione tra uomo e macchina, è un’interazione tra uomo e uomo attraverso la macchina. Attuando un mondo dedicato alla libertà nell’arte contemporanea non può assentarsi la ricerca sulla parte introspettiva dell'umano, in tutti i suoi mutamenti, in tutte le sue ambiguità nascoste di Jara Marzulli. La libertà si compie nell’attimo in cui l'opera nasce assieme a chi posa per l'artista, in un gioco di sguardi e di segni tracciati sulla pelle che seguono ritmi lontani ed arcaici. Ci si immerge in atmosfera di gesti che sfiorano la teatralità. Simbolici e essenziali sono i “fili” labirintici di Michela Ianese che sottolineano varie stasi della condizione umana. Il forte contrasto tra impulsi primordiali, animo ragione e razionalità, costrizioni psicologiche e sociali...che nella tela bianca, raggiunge una sorta di apice di catarsi universale, cosmica, l'illusione di un attimo, dove ragione, condizione e animo e verità pura trovano un' osmosi delicata e raffinata. Il tutto nasce dalla ricerca di un equilibrio, probabilmente una necessità esistenziale, tra la naturalità delle cose e la sua chimicità, in un supporto semplice e ritrovato, quale cartone, china, colore, filo. Stefano Faccini chiama a sé un pubblico e il pubblico è parte integrante dell’opera. La fisicità è l’accesso dell’ “io” all’ “altro”; un grido emerge lento, ma forte, a volte mesto e quasi misurato a volte esagerato e dichiarato con violenza, che appare tanto come un ‘richiamo alla coscienza’ quanto come una ‘richiesta di coscienza’. Un grido che vuole essere un ‘grido corale’, si getta con implacabile razionalità e non con istintiva ferocia; denuncia affermando con chiarezza una forte volontà votata al cambiamento comune. Non manca, tuttavia, l’audacità provocatoria, antiaccademica, antiretorica quella messa in opera da Silva Pellegrini; un' arte che, per molti versi, irride al Bello tradizionalmente inteso; un' arte realizzata con il supporto video, una video installazione appunto proiettata sulla nudità e freddezza del pavimento. Tra colori ora tenui ora intensi Michele Riefolo senza impedimenti imprime su tela desideri innati e rimembranze di esplorazioni, sogni, desideri. La libertà si manifesta nella scomposizione delle opere in diverse sezioni al fine di fermare sensazioni e contenere un pensiero, le immagini sono mescolate con materiali cementizi che donano visioni plastiche e tendono a raffigurare in modo sempre più veritiero gli elementi succitati.
“L'anima libera è rara, ma quando la vedi la riconosci, soprattutto perché provi un senso di benessere quando gli sei vicino” - C. Baudelaire. |
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