Inventare un mondo appartiene solitamente ai bambini.

Ideare un mondo che appaghi appartiene ai grandi.

Talune volte l’arte, specie se figurativa, si avvale della capacità di comunicare e mostrare i pensieri di chi dipinge affidandosi alla capacità interpretativa di chi osserva.

E’ assioma certo, oramai,  che la figurazione contemporanea detenga la palese capacità di essere più comprensibile rispetto all’arte informale.

Anche la figurazione riesce ad essere anticonformista, nonostante il fascino dei nuovi materiali e le innovazioni della tecnologia l’arte figurativa riesce ancora a sorprendere, aiuta a identificare uno spazio in cui tutto è perfetto, tutto si può dire senza preoccupazioni, in cui parlare e sparlare nascosti dai sensi latenti.

Attraverso l’arte ogni artista ha la capacità di esprimersi di politica, società, lavoro, disastro, di ogni problematica sociale superandola e identificando un mondo che renda sereni.

Luigi Lanotte, Carmelo Leone, Adolfo Magnelli, Michele Senesi tra pittura e scultura individuano nell’arte figurativa un assolvimento ideale dai problemi della quotidianità, tentando di creare una soddisfazione personale e per il pubblico.

Luigi Lanotte in continua crescita e ricerca, traccia e accenna figure in b/n o a colori, singole o in gruppo, spinto ora dalla passione che lo conduce ora da istinti forti e decisi che gli consentono di segnare rapidamente il supporto  cartaceo con grinta e fervida rapidità riuscendo, con destrezza e acutezza, a realizzare piccole grande creazioni d’arte nonostante la giovanissima età. Carmelo Leone attua con le sculture (argilla, carta pesta, poliuretano espanso, legno)  un processo artistico strettamente legato all’ambiente, fonte imprescindibile di spunto. Scarpe, oggetti quotidiani, evoluzioni genetiche sono l’oggetto della sua arte. Leone trae le sue forme dalla vita, opere d’arte che si intrecciano con la vita stessa estendendosi sino all’impossibile, ingrandendosi, perfezionandosi, ritraendo, sorprendendo, come la vita stessa. Consapevole che a questo mondo  poco si possa cambiare, l’artista si limita a ritrarlo e a personalizzarlo con l’arte, esasperando nella grandezza un fungo che diviene atomico, soffocando un volto con fogli di giornali in cui guerra e dolore campeggiano, riproducendo la necessità di andare avanti, obbligatoriamente e inevitabilmente con un infradito o una scarpa. Sempre a metà tra parodia e celebrazione, la sua arte sorprende per la straordinaria aderenza al vero e fa sorridere per l’apporto personale che vi è stato posto rendendo le sue opere d’arte anche piccoli oggetti di design. Sfugge alle classificazioni Adolfo Magnelli creando grandi opere di attribuzione alla nuova figurazione ma di interpretazione elevatamente individualizzata. E’ come se l’artista volesse dirci che ci piace inventare un mondo che soddisfi i nostri immediati bisogni, le donne, gli abiti, i bambini, ma bastano pochi cambiamenti perché essi facciano emergere le tracce delle nostre domande e dei nostri sogni. Compiono gesti quotidiani i personaggi di Magnelli, sfiorano manichini, partoriscono, giocano con una naturalezza che è loro congenita. L’innovazione sta nel contesto in cui la naturalità avviene: mentre si fa shopping, tra le confusioni di una metropoli e quando il contesto è chiuso la stravaganza sta nel far partorire un uomo. Ogni gesto naturale di ogni opera è affiancato ad una innaturalezza, motivo per dire, in forma originale e geniale, delle contraddizioni del presente, delle assurdità dei giorni odierni, delle obesità a cui si assiste quotidianamente. Gioca quasi con l’arte, in un latente simposio tra arte e vita, tra comportamenti e oggetti, tra contesti e contorni, come se l’arte e la  vita non avessero durata entrambe, nasce l’arte e nasce la vita, quasi inevitabilmente, attuando la grande magia con l’arte di far vivere la vita sempre. Mescolando parole ad immagini Michele Senesi delinea un mondo giocoso e triste insieme, segni di una cultura popolare in un ordine apparentemente sparso. In realtà le opere di Senesi hanno una composizione pensata e rigorosa e ogni immagine racconta la propria storia. Il suo lavoro si basa sulla semplice osservazione: i mezzi di comunicazione hanno una rilevanza cardinale al punto di diventare arte, ma al contrario dei media giornalistici non c’è ripetizione innumerevole, l’opera è unica, impareggiabile, sola. Non è strappo di carte incollate, è studio e meditazione di come parlare e cosa dire. Tra arte digitale e apporti pittorici la soddisfazione dell’artista sta anche nell’aver individuato un modo per protestare contro una società in cui troppo va male, per questo, prende immagini anche comuni, le pone dinanzi agli occhi e mette sullo stesso piano il passato e il presente, la politica e la società, la medicina e la tecnologia, l’uomo e il mondo animale rendendo il suo segno pittorico il proprio modo di dire acutissimo e geniale.

luigi lanotte - particolare

carmelo leone

adolfo magnelli - particolare

michele senesi