_orietta fineo

Sembrano frammenti di film, una sequenza narrativa sospesa, le opere della Fineo che tra graffiti e pittura mostrano una attenzione scrupolosa ai dettali per rendere una esteriorità perfetta.

Il corpo umano è depositario dei cinque sensi, Orietta Fineo rimuove artisticamente parte di essi per concentrare la sua attenzione sull’organismo, elemento fondamentale della sua espressione artistica che animato dall’interno da una danza metaforica annulla il ritmo interiore e riconduce a solitarie percezioni. I personaggi si incontrano raramente nella ricerca pittorica attuata dall’artista, combaciano e si affiancano spesso, ma vivono separatamente ogni scena quotidiana, come in una sorta di solipsismo.

Serba l’unicità di Susan Rothenberg, figura chiave della scena artistica newyorkese, l’arte della Fineo, che attraverso il modo minimalista e intimo di procedere attua una eleganza visiva sposandosi alla perfezione con le possibilità che la tecnica dell’incisione offre. Il presupposto di partire da uno sfondo nero per ottenere una figura apponendo, talvolta, il colore come elemento aggiuntivo, consente all’artista di realizzare una gamma cromatica di chiaroscuri ed ottenere un’intrinseca atmosfera di mistero. Una delle caratteristiche salienti della Fineo sta nell’essenzialità della ricerca; risentendo dell’influenza della pittura minimalista degli anni sessanta e settanta l’artista riesce a svolgere un importante ruolo di mediazione, prima umana e poi artistica, al punto di  attuare una astrazione sempre in bilico verso la figurazione e viceversa. Le sue porzioni umane si orientano nella quotidianità tra il monocromo nero di fondo e il colore sovrapposto, ipotizzando l’intimità che sottende ogni volto non palesato.

Anche quando le sue donne o i suoi uomini appaiono giunonici la preziosità della sua incisione le scarna; hanno l'apparenza di ombre al sole i suoi semipersonaggi allungati, irrigiditi dal tratto puntiglioso della tecnica e si isolano allampanati da tutto, sebbene protagonisti della scena. E’ la solitudine a conferire agli interpreti una consistenza umana, ma è proprio in questa situazione esistenziale che essi, approdati da una tempo lontanissimo in una esistenza quotidiana, custodiscono la loro inconfondibile identità. Paradossalmente le opere della Fineo serbano la linea latente della scultura di Henry Moore: lo scultore modella il bronzo in modo da dare alla superficie una grande calma, le porzioni umane della pittrice sono sempre tutte riconoscibili nel genere, pur collocandosi al limite dell’astrazione.

Usciti dall’animo dell’artista gli ‘eroi’ della Fineo si inseriscono nel bruno campo pittorico rispettandolo e al tempo stesso dominandolo con l’imponente loro presenza, esattamente come attori sulla scena. E alla fine, la luce interpreta un ruolo cardinale poiché si muove liberamente in scena levigando la superficie ed evidenziando la spontaneità delle forme create.

 

Anna Soricaro

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