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Una fonte quando irradia energia ha una caratteristica universale. L’irradiazione si sposta nel tempo e nello spazio in maniera uniforme e lineare. Quando una fonte quindi irradia energia in ogni direzione, colpisce ogni cosa che incontra sul suo cammino. Nel caso di una mostra d’arte, le fonti sono le varie opere, e i visitatori sono gli oggetti che, colpiti e circondati da energie positive scaturite dai quadri, vengono trasportati in un mondo ludico dove le sensazioni acquisite dalla percezione ottica possono trasformarsi in impulsi volti a liberarsi da vincoli per ottenere una libertà assoluta. Così una mostra d’arte e il luogo che la contiene può trasformarsi in un ambiente in cui, adulti e bambini, possono conciliare, in perfetta armonia, passione per l’arte e gioco facendo nascere Energia Libera. Gli artisti che, con le loro opere, sono complici di questo gioco sono: Daniela Baldo, Ademaro Bardelli, Walter Bongiorni, Gelindo Crivellaro, Ilaria Margutti, Pier Venturato. Non ha schemi preordinati e predefiniti Daniela Baldo, si muove con sapiente maestria tra cromatismi e graduali tonalità spaziando con disinvoltura tra i vari generi artistici. Partendo dal figurativo, si libera nell’informale, approfondisce il concettuale a poi torna al figurativo. E’ vibrante la sua evoluzione artistica. Ama la sperimentazione come solo i grandi artisti sanno fare. Un’innata capacità le consente di raggiungere sorprendenti risultati estetici che con la combinazione dei più disparati materiali e tecniche la rendono artisticamente talentuosa ed interessante. Il suo percorso artistico è fatto di rilassamenti e veemenze che si alternano, si rincorrono e si distendono nuovamente. I cromatismi che si innestano nelle sue tele sprigionano un’energia personale che porta dietro di sé un ricordo, un’emozione; i campi, bianchi, viola, neri gialli sono resi con la gestualità composita del pennello e della spatola. La conoscenza della sua pittura le permette di assaporare l’energia e la delicatezza di ciascuna materia che sintetizza in un scritto artistico- pittorico ove esprime tutta la sua carica. Le sensazioni provate si trasformano e trovano la propria corrispondenza in un dato visivo e cromatico, una sinestesia coinvolgente alla cui visione non si può restare indifferenti. Opere che sono e creano una commistione sensoriale inaspettata. Opere poetiche, che parlano da sole. Non hanno bisogno di commento le opere del Maestro Ademaro Bardelli. Come le poesie, che lette lasciano un germoglio dentro di noi, che crescendo si ramifica e non ci lascia più, così tali opere, una volta viste, restano indelebili nel nostro cuore. Mani che accolgono, gambe che attendono, sguardi, parti del corpo umano che vengono velate, nel colore, per risultare più sensibili, meno forti ma oltremodo espressive. Lasciate che le opere vi parlino, non potranno che regalarvi attimi di dolcezza. Su una superficie brillante come velluto Walter Bongiorni staglia statici beni di consumo, contenitori genialmente frastagliati da una linea cedevole e deformabile che nebulizza l’intera resa finale. Genialmente Bongiorni decide di intervenire sull’immagine già entrata a far parte delle abitudini delle gente come la scatoletta di sardine o la busta delle patatine. Il lavoro dell’artista si basa con maestria su una semplice osservazione: la fotografia ferma il presente con una rapidità geniale senza distinzione per chi scatta, io metto in luce gli oggetti sotto un inedito punto di vista affidando importanza ad ogni oggetto. I suoi soggetti non sono però ripetuti in serie come faceva Warhol, ma neutralizzati e centralizzati mentre campeggiano al centro di un fondo asettico. Un linguaggio estremamente contemporaneo che banalizza e generalizza in modo freddo e meccanico emozioni e oggetti della vita reale affidando all’arte il compito di lanciare messaggi e all’osservatore il merito di coglierli. Ingigantendo i suoi soggetti suscita negli osservatori l’effetto di un cartellone pubblicitario: la grandezza di sentirsi piccoli davanti al grande, la maestosità di comunicare con le cose più semplici. Isolando i suoi oggetti, inceppandoli e sospendendoli in un nuovo mondo analitico e mentale Bongiorni identifica con la grandezza di un capolavoro un unico messaggio di fondo: la mancanza di sensibilità che pervade la nostra società. Mirando un’opera, la prima sensazione che si coglie è visiva. L’organo della vista percepisce i colori, le linee, gli spasmi di un’anima in continuo fermento che si esprime con una mano sicura e decisa, e solo dopo la mente inizia a percepire, a cogliere i significati reconditi, e si dischiudono le percezioni intellettive. Nelle opere del maestro Crivellaro il passaggio dall’una all’altra condizione è invece immediata, contemporanea. Gli occhi della mente sono portati, senza costrizione, ad aprirsi subito, ed anzi, è quasi una sensazione fisica di completo abbandono che si manifesta. La visione dell’opera da subito percezione di un mondo fantastico, null’affatto preordinato ma tanto più soggettivo e personale, e quindi portatore di riflessioni che salgono dal profondo di ognuno. Si viene rapiti, attirati, portati in un luogo metafisico dove la migliore espressione astratta dona un caleidoscopio di sensazioni difficili da dimenticare. Cromatismi intelligenti e curati abbattono le distanze tra l’opera e chi ne usufruisce, facendo in modo che l’osservatore possa sentirsi parte dell’opera, un tutt’uno in profonda comunione. Raramente si riesce in questo intento. Spesso il distacco dall’opera è percepibile, si sente a pelle, crea disagio. Qui invece si viene circondati, quasi che il quadro nella sua forma materiale di tela su struttura lignea possa estendersi ed espandersi sino a cingerci . L’onirico, ecco qual è il quid in più che il maestro Crivellaro riesce ad infondere alla sua opera. E nel sogno, quando tutto tace, l’anima trova ristoro. Il viaggio può iniziare. Singolare. Lavoro paziente, acuto, antico e sorprendente. Un’attesa che è costruzione, che è dinamismo tacito, silenzioso. Lento. E’ il ricamo, arte finissima e magistrale che si pratica con accuratezza indicibile, ad essere nel contemporaneo una tecnica inconsueta. Ma per Ilaria Margutti è molto di più, è un processo: costruttivo, conoscitivo, educativo. Un palese laborioso percorso creativo che, gentile e raffinato, costruisce lentamente la figura. Una cultura differente di sé che si mette alla prova nelle sue prodigiose manifestazioni mai complete se non nell’evoluzione finale. Educativo al silenzioso trascorrere, alla conoscenza della propria intimità, vulnerabile e forte, decisamente caparbia, in equilibrio o in attesa di esserlo. Un’opera nell’opera, l’arte nell’arte un confine che si pone come principio del lavoro artistico e del percorso umano, rappresentativo del tessersi. Una pittrice, Ilaria, che assapora la bellezza e conquista la consapevolezza di sapersi leggere, comporsi seguendo le proprie esigenze: nessun dettaglio è lasciato al caso, ogni desiderio si assembla svelandosi ora come vuoto, semplice percorso da compiere, e ora come significativamente ricolmo di una genuina riscoperta di emozioni e pure sensazioni. La creazione di un capolavoro, una finestra alla quale affacciarsi per vedere il mondo in maniera differente, indagandosi con fierezza. Risveglio della consapevolezza, raggiungimento della felicità e dell’armonia, attivazione dell’energia vitale e libera che il nostro io è capace di raggiungere. Questi sono i temi prescelti da Pier Venturato che nella e con la sua pittura esprime la necessità, oramai rara, di conoscersi. La conoscenza di cui parla, leggibile nei suoi lavori, si articola non nella mera rappresentazione del nostro essere ed apparire, ma è una conoscenza che va oltre, che dovrebbe appropriarsi del fulcro che alberga in ciascuno di noi. Uno studio profondo ed interiore che si palesa in maniere assolutamente incontaminata, nelle sue essenze. I suoi lavori si prospettano agli occhi dell’osservatore in maniera difforme: a volte appaiono simmetrici, intrisi però, di una simmetria che ci spinge a cercare la purezza, la verità, come la chiama Pier,e non a fermarci ad una lettura pedissequa dei nostri pensieri, sottostanti e condizionanti il nostro io. L’idea che gli altri si fanno di noi alla fine ci porta a ritenere che quella sia l’unica verità, che si sia davvero solo quello che all’altrui sguardo appariamo: le nostre idee coincidono con ciò che siamo. Non è così per Pier Venturato, artista consapevole del grido che in ciascuno di noi è in attesa di venir fuori nella sua purezza. E’ il contatto con la parte più intima di noi a farci paura, a tenerci a distanza. Silenziosi bisogna ascoltarla. Osservatori ed astanti muti di noi stessi. I colori vivaci e spumeggianti che nutrono le sue tele colgono appieno la pura energia che si cela nella parte più recondita di noi e che attende solo l’occasione per sprigionarsi. |
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